Categorie: Cronaca

Operazione “San Michele”: i nomi delle persone coinvolte

Sono state arrestate 20 persone tra Piemonte e Liguria dai carabinieri del Ros nell’ambito dell’operazione “San Michele”; l’operazione ha sgominato il sodalizio mafioso con a capo la cosca Greco di San Mauro Marchesato. Le accuse sono associazione di tipo mafioso, estorsione, usura e traffico illecito di rifiuti.
Dalle indagini è risultato che ci sarebbero infiltrazioni del clan crotonese nel tessuto economico e imprenditoriale della provincia di Torino, in particolare nel settore degli appalti pubblici.
Oltre che a Torino i militari stanno eseguendo altre ordinanze di custodia cautelare in carcere anche a Milano, Genova e Catanzaro. Intanto è stato eseguito un sequestro preventivo di società e beni per un valore di 15 milioni di euro.
L’operazione “San Michele” è andata a colpire quella che nel gergo mafioso si chiama “’ndrina distaccata di San Mauro Marchesato” infatti gli arrestati sono la maggior parte del paesino del crotonese anche se “lavoravano” fuori da tempo.
L’indagine, condotta dai Ros, avrebbe consentito di comprendere come i vertici dell’’ndrina distaccata siano Mario Audia e Domenico Greco, in stretto collegamento con analoghe strutture ‘ndranghetiste insediate in Piemonte, come la locale di Volpiano ed il Crimine di Torino. Le indagini hanno fatto luce sul sodalizio mafioso vanno avanti da tre anni e sono state caratterizzate da investigazioni serrate, intercettazioni telefoniche ed ambientali, servizi di osservazione controllo e pedinamento, anche mediante l’impiego di innovative tecnologie, analisi incrociate dei flussi di denaro. L’investigazione ha permesso di monitorare e ricostruire le dinamiche del sodalizio e di stabilirne forza ed operatività in terra piemontese. Le indagini sono state confermate dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia.
I soggetti coinvolti, che risultano tra loro imparentati o legati da rapporti di comparaggio, erano operativi in società, collegate tra loro, operanti nel settore delle costruzioni, del movimento terra, della ristorazione, della vendita al dettaglio di generi alimentari e della compra-vendita di auto usate. Il tutto passava sotto la super visione del capocosca Angelo Greco.
Attraverso gli atti giudiziari si è evinto il rapporto tra tra Mario Audia e Angelo Grego permettendo di riattualizzare i legami tra il gruppo “crotonese” stanziale ed operativo a Torino ed i vertici delle cosche sedenti in provincia di Crotone.
L’operatività mafiosa della cosca è venuta fuori anche con il diffuso utilizzo del metodo intimidatorio come mezzo per raggiungere i propri scopi nelle attività economiche interessate. Sembrerebbe che il gruppo mafioso, se non fosse stata eseguita l’operazione “San Michele”, avesse tentato di infiltrarsi negli appalti riguardanti la TAV. In questo contesto sarebbe risultato fondamentale l’apporto fornito da Giovanni Toro, titolare della Toro SRL e locatario di una cava collocata in una zona strategica della Val di Susa, tra i comuni di Chiusa di San Michele e Sant’Ambrogio di Susa.
Il legame con Toro spiegherebbe anche le attività di gestione illecita di rifiuti speciali, compartecipazione in lavori di movimento terra, pulizia e sgombero neve acquisiti in subappalto o attraverso il sistema dei noli a caldo e a freddo da stazioni appaltanti pubbliche o concessionarie di servizi pubblici, molto interessanti per la cosca.
Le modalità utilizzate per acquisire commesse lavorative, che evidenzierebbero la commissione di condotte delittuose di diversa specie, estorsioni, intimidazioni, turbative d’asta, avrebbero permesso alla Toro SRL, riconducibile all’indagato, di assicurarsi l’aggiudicazione di lavori.
All’esito delle indagini, il Gip del Tribunale di Torino oltre alle ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti degli indagati, ha ordinato il sequestro di beni mobili, immobili, conto correnti e rapporti bancari intestati a Nicola Mirante, Mario Audia e Vincenzo Donato nonché alle società ad essi facenti capo. Nella mattinata di oggi si è quindi proceduto all’esecuzione della misura cautelare in carcere nei confronti di tutti gli indagati (ad esclusione di Franco Aracri al momento detenuto in Germania) nonché al sequestro di 18 società; 145 immobili; 25 autovetture; 1 yacht; conti correnti; per un valore stimato di oltre 15 milioni di euro.

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