Rimozione notturna degli ombrelloni a Steccato di Cutro: Tra decoro urbano, rispetto delle regole e tutela ambientale

Una normale mattinata estiva sulla spiaggia di Steccato di Cutro si è trasformata in un momento di forte tensione per diversi bagnanti.
Nella notte sono stati rimossi tutti gli ombrelloni e le attrezzature balneari lasciati presidiati sull’arenile pubblico e questo ha lasciato l’amaro in bocca ai più. Un’operazione di sgombero che ripristina la legalità sull’occupazione del demanio marittimo, ma che ha sollevato non pochi interrogativi tra i cittadini, sia per le modalità della comunicazione sia per le motivazioni addotte dagli uffici competenti. Dal punto di vista strettamente giuridico, l’azione del Comune trova un solido appoggio nel quadro normativo vigente. L’articolo 1161 punisce l’abusiva occupazione di spazio demaniale marittimo e l’innovazione non autorizzata. Lasciare stabilmente ombrelloni, lettini o sdraio incustoditi sulla spiaggia libera durante le ore notturne costituisce a tutti gli effetti un’occupazione abusiva di suolo pubblico, poiché sottrae porzioni di spiaggia alla collettività e impedisce le regolari operazioni di pulizia e manutenzione dell’arenile. Da un punto di vista formale, dunque, la rimozione dei beni lasciati incustoditi di notte rientra nei poteri di polizia amministrativa e tutela del demanio.
Se la legittimità del sequestro o della rimozione delle attrezzature trova riscontro nelle norme, a far discutere sono le modalità applicative e la gestione del rapporto con la cittadinanza. Da un lato, molti residenti e frequentatori abituali sollevano una questione di opportunità: sarebbe stata auspicabile una campagna informativa preventiva o un preavviso più marcato prima di procedere a un’azione così drastica, consentendo così agli utenti di adeguarsi spontaneamente alle disposizioni. Dall’altro, a surriscaldare gli animi sono stati gli episodi registrati in mattinata quando qualcuno ha chiesto informazioni alla polizia locale. Secondo quanto riferito da alcuni il confronto con gli agenti non si sarebbe svolto sui binari di un sereno dialogo istituzionale, registrando comportamenti ritenuti poco collaborativi. A giustificare l’intervento, gli operatori avrebbero fatto riferimento alla salvaguardia delle tartarughe marine (Caretta caretta), specie protetta che periodicamente sceglie le coste crotonesi per la deposizione delle uova. Tuttavia, la motivazione ha generato ulteriore perplessità e ironia tra i bagnanti di lungo corso. Molti sottolineano come, in passato, la gestione dell’arenile prevedesse interventi di pulizia meccanica tramite l’impiego di mezzi pesanti e ruspe sulla sabbia — pratiche che in teoria avrebbero comportato rischi ben maggiori per gli eventuali nidi rispetto alla presenza di ombrelloni diurni. Oggi, l’improvvisa invocazione della tutela ambientale per giustificare lo sgombero notturno appare a molti come una forzatura o una giustificazione ex post, piuttosto che parte di una strategia ecologica organica e trasparente.
La vicenda di Steccato di Cutro evidenzia una criticità comune a molte località turistiche italiane: il difficile equilibrio tra l’esigenza ineludibile di far rispettare le regole del codice della navigazione e la necessità di mantenere un rapporto costruttivo, trasparente e rispettoso tra la pubblica amministrazione e la cittadinanza. Se le regole sulla libera circolazione e sul decoro delle spiagge vanno fatte rispettare, è altrettanto vero che la trasparenza amministrativa e il buon senso nella comunicazione istituzionale restano strumenti fondamentali per evitare tensioni sociali e garantire una convivenza civile serena.




